martedì 7 aprile 2015

La ricerca medica diventa open con Research Kit

Research Kit è il nuovo progetto di Apple che dovrebbe aiutare la ricerca medica, grazie alla condivisione di un'enorme quantità di dati clinici provenienti da volontari. In un mondo popolato però da ipocondriaci e dove le app sulla salute dilagano, i dubbi sul buon utilizzo di questo strumento sono molti.

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Research Kit è una piattaforma open per la ricerca medica realizzata da Apple.


Da questo mese è disponibile Research Kit, la prima piattaforma open dedicata alla ricerca scientifica in campo medico, messa a punto da Apple. L'azienda di Cupertino, forse sulla scia del successo riscosso in questi anni dalle app che riguardano la salute, ha deciso di puntare ad un obiettivo più ambizioso. Reserch Kit è infatti una piattaforma open source che permette agli utenti di condividere, con i centri di ricerca medica che fanno parte del progetto, dati relativi alla loro salute. In questo modo, oltre ad aiutare la ricerca, i volontari avranno anche la possibilità di essere in contatto con gli studiosi in maniera più informale e di avere accesso agli aggiornamenti relativi al loro stato di salute in tempi più rapidi. Ovviamente, essendo la salute un tema piuttosto delicato, sono emersi subito diversi dubbi e perplessità. Vediamo di spiegare meglio quindi in cosa consiste Research Kit e quali sono ad oggi alcune delle app utilizzate dagli utenti per monitorare la loro salute.

In cosa consiste Research Kit

Come già detto, Research Kit è una piattaforma open source, quindi fruibile anche da chi non possiede un iPhone, che permette a chiunque abbia un cellulare di fare da volontario per diversi test medici, attraverso l'utilizzo di alcune app. I dati vengono trasmessi ai centri medici associati, vengono filtrati ed utilizzati dai ricercatori, i quali potranno trasmettere i risultati ai volontari in tempi veloci. Apple ha lavorato a questo progetto con un grande numero di ospedali e università degli Stati Uniti e del Regno Unito, al fine di creare delle app per la raccolta dei dati clinici. Per il momento sono disponibili cinque app per la ricerca sul Parkinson, il diabete, le malattie cardiovascolari, il cancro al seno e l'asma. Ad esempio l'app che studia il cancro al seno si chiama “Condividere il viaggio” ed è dell'istituto Dana-Farber. L'app permette di monitorare gli effetti comuni dei trattamenti contro il tumore al seno, utilizzando le indagini e le informazioni che arrivano direttamente dalle pazienti.

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Tramite smartphone sarà possibile inviare i propri dati medici direttamente ai centri di ricerca associati.


Quali sono i dubbi su Research Kit

Research Kit ha senza dubbio un fine nobile e un potenziale di aiuto alla ricerca incredibile. La sua forza sta, almeno nell'idea dei suoi creatori, nel numero potenzialmente elevatissimo di utenti che ne usufruiranno e quindi della grandissima quantità di dati a disposizione su cui lavorare. Ci sono però alcune perplessità a riguardo. Innanzitutto dei dubbi sono stati sollevati per la tutela della privacy dei volontari. Le informazioni mediche sono infatti dei dati sensibili strettamente protetti e la condivisione via mobile non è certo così rassicurante. Eppure Apple garantisce che l'azienda non vedrà i dati, ma che ogni utente sceglierà quale app utilizzare e quali informazioni condividere. Ciò che non fa stare tranquilli però, non è tanto la mancanza di fiducia in Apple o meno, ma il fatto che se il progetto come probabile prenderà piede, entreranno nel mercato altre aziende e potrebbero esserci altri attori a gestire il flusso dei dati, con risvolti imprevedibili. L'altro forte dubbio che suscita Research Kit è invece relativo all'affidabilità degli stessi utenti. Di solito infatti nei centri di ricerca qualificati, i pazienti che vengono sottoposti a studi sperimentali sono scelti molto attentamente dopo numerosi test clinici. In questo caso invece, tutti coloro che possiedono uno smartphone potranno essere delle cavie, dando così vita al luna park degli ipocondriaci. Pensate infatti a tutti i malati immaginari che esistono e che potrebbero di sicuro inviare informazioni scorrette, anche se in buona fede, ai ricercatori. Per non parlare della percentuale di coloro i quali, per pura goliardia, potrebbero prendere poco seriamente questo strumento e non utilizzarlo nella maniera adeguata. Sicuramente questi rischi sono stati considerati da Apple, ma prima che l'azienda di Cupertino perfezioni il progetto in modo da renderlo il più possibile indenne da questi rischi, ci vorrà del tempo.

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Uno dei dubbi sollevati da Research Kit, è quello dell'affidabilità dei dati inviati dagli utenti.


Alcuni esempi di app sulla salute

Research Kit non è un'app, ma una piattaforma, che però utilizza le applicazioni per la raccolta dei dati. In questi anni infatti si è vista la crescita massiccia delle app che riguardano la salute e il benessere degli utenti, proprio perché vi è un'attenzione maggiore al proprio stato psicofisico. Semplici da utilizzare, alcune volte prese come un gioco, le app mediche spopolano su tutti i dispositivi. Un esempio è Instant Heart Rate, che con un semplice tocco misura il battito cardiaco con buona precisione. Se pensate di avere problemi di vista c'è Vision Test, che permette di capire, tramite alcuni controlli, se siete miopi o astigmatici, se mettete a fuoco i colori o se avete altri difetti. 

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Instant Heart Rate è un'app che permette di monitorare il proprio battito cardiaco.


È ancora un prototipo invece, ma presto potrebbe arrivare un'app in grado di monitorare la propria salute psicologica. È un progetto dell'Università di Rochester e si basa su dei video selfie ripresi dalla telecamera del proprio smartphone mentre si utilizzano i social network. Il programma estrae dei dati fisiologici, come la dilatazione delle pupille e il numero dei battiti di ciglia, e li incrocia con informazioni ricavate dai social network, ad esempio cosa si condivide, quanti click vengono effettuati, con che velocità si scrollano le pagine e così via, al fine di valutare lo stato emotivo della persona. Meglio che i lunatici ne stiano alla larga insomma.


Research Kit potrebbe cambiare la vita di milioni di persone e dare un grande contributo alla ricerca scientifica, ma bisogna tenere presente anche i rischi di questo strumento, sia dal punto di vista della qualità dei dati, sia della privacy degli utenti. E voi, vi fidereste a fare da cavie per Research Kit? Uitlizzate qualche app sulla salute?



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